Ritorno alle radici: trekking glaciali e cucina locale a Reykjavik
Sì, l’abbinamento tra trekking su ghiacciai e cucina locale a Reykjavik funziona, ma solo se si è pronti a pagare il prezzo del gelo e a rinunciare a qualche comfort tipico dei grandi circuiti turistici.
Parto da Palermo con un volo economico verso l’aeroporto di Keflavík, che in primavera parte con diverse compagnie low‑cost. Il trasferimento in città è più semplice con il bus Flybus, capace di portare direttamente al centro in circa 45 minuti; l’alternativa più flessibile è il noleggio di un’auto ibrida, perché le strade verso le zone glaciali sono poco servite dai trasporti pubblici. Muoversi a piedi a Reykjavik è d’obbligo: il centro è compatto e le piste per il trekking partono da parcheggi di zona, non da stazioni ferroviarie.
Per assaporare adeguatamente il mix di avventura e gastronomia occorrono almeno cinque giorni interi. Due giorni dedicati al trekking su Sólheimajökull e Vatnajökull, con guide locali certificati, e tre giorni per esplorare i mercati, i ristoranti di pesce e le micro‑birrerie artigianali. Una sosta extra a Hveragerði permette di concludere il viaggio con bagni termali naturali, un’opzione spesso ignorata dalle guide standard.
Il budget è medio‑alto: il volo e il trasporto locale si aggirano su una cifra di €400‑€500, le guide per i ghiacciai costano €150‑€200 al giorno, mentre i pasti variano tra €25 e €60 a seconda del ristorante. Con qualche scelta oculata (soggiorno in guest‑house a gestione familiare, pranzi in food‑court) è possibile rientrare nella fascia medio, ma il vero “costo” è il tempo speso ad attendere condizioni meteo favorevoli; le previsioni di vento forte possono cancellare intere escursioni, creando una delusione non menzionata nei brochure.
Una delusione comune è la scarsità di opzioni vegetariane autentiche: la cucina islandese ruota attorno al pesce, al maiale e al latte, quindi i vegetariani devono accontentarsi di contorni o di ristoranti di cucina internazionale, spesso più costosi.
Il consiglio che esce fuori dalle pagine delle guide è di prenotare una colazione a base di skyr in una piccola caffetteria di Skólavörðustígur, dove il proprietario prepara il dolce con frutti di bosco raccolti a mano il giorno stesso. Il prezzo è modesto, il risultato è una combinazione di dolcezza e acidità che anticipa perfettamente il sapore del pesce fresco servito più tardi. Inoltre, chiedere al personale del ristorante di “cambiare il lato del pesce” (cucinarlo brevemente alla griglia anziché al forno) permette di ottenere una consistenza più croccante, un trucco che raramente compare nei manuali turistici.
In sintesi, il ritorno alle radici in Islanda richiede una buona dose di flessibilità, un budget medio‑alto e la volontà di accettare il clima come parte integrante dell’avventura. Un’esperienza che, se gestita con attenzione, rimane gravemente sotto‑stimata dal turismo di massa.