Cibo e mercati di Marrakech: un tour enogastronomico da backpacker
Il cibo e i mercati di Marrakech sono un vero paradiso per chi viaggia con lo zaino e vuole mangiare bene senza svuotare il portafoglio. Parto da Bologna con un volo low‑cost diretto a Marrakech, solitamente intorno a 70‑90 euro andata‑ritorno se prenoto con qualche settimana di anticipo. Una volta atterrato, il modo più economico per spostarsi è prendere il grand taxi condiviso dal aeroporto al centro; costa circa 8 euro e ti porta direttamente a Djemaa el‑Fna. Dentro la medina, a piedi o con le calesse (i “calesse” sono più una scusa per farsi regalare una piccola tariffa da 2‑3 euro) si arriva ovunque, i mercati sono tutti a portata di mano.
Per assaporare davvero la scena gastronomica serve almeno tre giorni pieni: il primo per girare i souk di spezie, frutta secca e dolci, il secondo per dedicarsi ai piatti tipici nei piccoli ristoranti “casa di famiglia” e il terzo per esplorare i food stand di Djemaa el‑Fna di sera, dove le tajine e i couscous viaggiano su piatti di terracotta fumanti. Se il tempo è più limitato, due giorni sono il minimo, ma si perde un po’ quella sensazione di “caccia al gusto” tra i banchi.
Il budget è decisamente economico se si sceglie di mangiare street food e pranzi nei piccoli ristoranti. Un pasto completo con una tajine, un’insalata di carote e un bicchiere di tè alla menta può costare tra i 3 e i 5 euro; un drink di frutta fresca a base di melograno ne sale a 2 euro. Una notte in ostello nella medina è intorno ai 12‑15 euro, quindi il costo giornaliero resta sotto i 30 euro, includendo cibo, trasporti e qualche souvenir.
Un aspetto negativo è la confusione nei mercati più affollati, soprattutto al tramonto; i venditori sono molto insistenti e a volte si sente difficile capire il prezzo reale, perché molti altri turisti spingono per i “prezzi fissi”. Un altro piccolo intoppo è la qualità variabile del cibo di strada: alcuni stand hanno igiene scarsa, perciò è meglio puntare su quelli con più gente in fila.
Un consiglio che non trovi nelle guide: prima di entrare in una tajine, chiedi al cuoco se usa il “couscous al khobz” – una variante di pane locale che serve a inzuppare il sugo, ed è spesso offerta gratis se chiedi gentilmente. Inoltre, compra i datteri al sacco da un venditore di “zakat” (lì spesso le offerte sono più genuine) e poi riporta a casa un sacchetto leggero, perché il prezzo al dettaglio è più basso rispetto ai negozi turistici. Questo trucco ti permette di portare a casa uno snack autentico senza spendere una fortuna.