Dove mangiare tipico sulle Dolomiti a Ferragosto?
Per mangiare tipico sulle Dolomiti a Ferragosto, il consiglio è di puntare sulle malghe e i rifugi in alta quota che lavorano ancora con prodotti locali, anche se la settimana di Ferragosto è un incubo di prenotazioni e file.
Io ho sempre preferito la zona dell’Alpe di Siusi o la Val Gardena per la cucina contadina. Il budget per un pasto completo si aggira sui 30-40 euro a testa per un pranzo in rifugio, ma a Ferragosto molti alzano i prezzi e propongono menu fissi da 50 euro, approfittando della ressa. Per la cena conviene scendere in paese. A Ortisei o a Santa Cristina si trovano osterie con canederli, spätzle e strudel a prezzi più contenuti, intorno ai 25-30 euro. La delusione più comune è che i ristoranti turistici nei centri a Ferragosto servano poco di autentico e molto di congelato, con piatti scritti in tedesco e italiano ma con ingredienti industriali.
Per muoversi, l’auto è quasi obbligatoria. Arrivare da Milano con l’A22 fino a Bolzano e poi imboccare la Statale per Val Gardena o Val Badia: con il traffico di Ferragosto se ne vanno almeno quattro ore piene, più la coda al passo. In alternativa, arrivare in treno fino a Bressanone o Bolzano e poi prendere i pullman di linea, ma per muoversi tra una malga e l’altra servono i mezzi privati o le navette turistiche a pagamento (20-30 euro al giorno). Il periodo migliore per visitare le Dolomiti e mangiare bene è giugno e settembre; a Ferragosto i sentieri sono affollati e molti rifugi non accettano prenotazioni per il pranzo, quindi se non si arriva prestissimo si rischia di restare a stomaco vuoto.
Quanto tempo serve: per assaggiare la cucina tipica in modo decente servono almeno tre giorni. Il primo per acclimatarsi e cenare in una baita, il secondo per un pranzo in rifugio con polenta e formaggi, il terzo per esplorare una valle diversa e chiudere con lo strudel. Sconsiglio di restare una giornata sola, perché a Ferragosto tutto è una corsa e la qualità ne risente.
Un consiglio specifico che non si trova sulle guide: cercare le malghe che fanno ancora il pane nel forno a legna e lo vendono caldo al mattino. Di solito sono quelle più lontane dai parcheggi, come la Malga Millegrobbe sull’altopiano di Folgaria o la Malga Fane in Val di Fiemme. Lì la cucina è semplice, spesso senza carta dei vini, ma il latte appena munto e i formaggi di capra sono una cosa seria. Un aspetto negativo reale: i prezzi nei rifugi più famosi come il Rifugio Lagazuoi o il Averau sono diventati proibitivi, con un piatto di pasta a 22 euro, e la folla rovina l’esperienza. Meglio evitare Ferragosto in quelle zone e puntare su malghe in quota raggiungibili solo a piedi, dove si mangia seduti su panche di legno e si paga in contanti.