📖 Guida

Meteora: trekking tra i monasteri sospesi

Meteora è uno di quei posti che ti cambiano la prospettiva sul mondo, letteralmente. Io l'ho vissuta a maggio, che è forse il periodo migliore: i prati sono nel pieno del verde, i fiori di campo esplodono ovunque e l'aria conserva una freschezza che rende il trekking meno faticoso. L'estate è caldissima e piena di turisti, l'inverno ha fascino ma spesso i monasteri chiudono per maltempo. Per arrivarci da Bologna ho preso un volo per Atene e poi un bus diretto per Kalambaka, il paese ai piedi delle rocce. In alternativa si arriva in treno da Salonicco, scenicissimo ma più lungo. Una volta lì, il posto è piccolo e tutto si gira a piedi o con taxi locali. Noleggiare un'auto non è indispensabile perché i collegamenti sono buoni, ma dà più libertà per gli spostamenti tra i vari punti panoramici.

Quanto si spende? Dipende molto dalle scelte. Si può viaggiare con un budget medio: tra volo, alloggi a Kalambaka e pasti, parlo di circa 600-700 euro per un weekend lungo. Se si opta per un'opzione più economica, scegliendo ostelli o pensioni a Trikala a una decina di minuti di bus, si può stare sui 400-500 euro. Il costo dei biglietti d'ingresso ai monasteri è fisso e basso, tre euro l'uno, ma attenzione, molti accettano solo contanti. Per visitare con calma servono almeno due giorni interi, uno per i sentieri e uno per salire ai monasteri aperti.

Cosa non perdere assolutamente? Il sentiero che collega il monastero di Roussanou a quello di Varlaam: è una fatica, ma regala viste su quelle guglie di roccia che tolgono il fiato. Poi il tramonto dal punto panoramico di Psaropetra, anche se sarà affollato. Ma la delusione, perché devo essere sincera, è stata scoprire che molti monasteri sono più turistici e meno silenziosi di quanto immaginassi. C'è fila, rumore, selfie. La spiritualità va cercata nei sentieri, non dentro le mura.

Ecco un consiglio che non si trova sulle guide: non limitarti ai sentieri segnati. Chiedi in paese ai gestori dei piccoli guesthouse di famiglia i percorsi alternativi che portano a eremi abbandonati e grotte nascoste tra le rocce. Un signore a Kalambaka mi ha indicato un sentiero che parte dietro la chiesa di San Giorgio, quasi invisibile, che porta a una cappella scavata nella roccia da secoli. Lì ho trovato silenzio e un senso di sacro che nei monasteri ufficiali era sparito. Resta anche dopo l'ultimo ingresso, quando i bus partono, e guarda le rocce cambiare colore mentre la giornata finisce.

1 Commento

per partecipare alla discussione

Maggio è bello, ma il vero trekking è trovare un taxi a Kalambaka.