Raja Ampat: il paradiso sommerso è ancora incontaminato?
No, non è più incontaminato come si dice, ma è ancora un posto straordinario. Ho appena organizzato un viaggio di due settimane e la realtà è più complessa delle foto patinate che girano online. Budget decisamente caro: tra voli interni, speedboat e alloggi, si parte da almeno 2000 euro a testa per una decina di giorni, senza contare che tutto va pagato in contanti perché i bancomat sono rari. Per arrivare si vola a Sorong da Jakarta o Makassar, poi si prende un speedboat condiviso fino alle isole principali: costa circa 500mila rupie a tratta e ci vogliono due ore. Muoversi tra gli arcipelaghi richiede un liveaboard o noleggiare barche locali, che non sono economiche. Per visitare i punti migliori servono almeno dieci giorni, anche di più se si vuole andare lenti. L’aspetto negativo più grosso è la pressione turistica già evidente in alcune zone come Wayag e le famose lagune: barche che si accalcano, prezzi lievitati per entrare nelle aree marine protette, e qualche resort che ha costruito senza criterio. Un consiglio specifico che non trovi sulle guide è di evitare i pacchetti preconfezionati dei liveaboard più famosi e cercare invece homestay gestiti da famiglie locali a Kri o Mansuar: si spende la metà, si mangia pesce fresco ogni giorno e si vive il posto senza filtri. Però bisogna portarsi zanzariere e pazienza, perché i comfort sono minimi. La barriera corallina è ancora spettacolare, ma non illudetevi di avere spiagge deserte ovunque: alcune sono già affollate.