Oman: deserto, wadi e il mistero dell'incenso
L'Oman è molto più di deserto e wadi, ma il mistero dell'incenso è davvero il filo rosso che lega tutto il paese, un profumo che si insinua nei suk e nei forti, una storia che merita di essere annusata più che letta. Sono stato a giugno, appena tornato la settimana scorsa, e il caldo è tosto, ma gestibile con un buon ritmo. Budget medio-alto: i voli da Milano con cambio a Dubai o Doha costano intorno ai 500-700 euro, poi in loco una jeep a noleggio viene sui 60-80 euro al giorno, mentre gli hotel decenti partono da 80-100 a notte. Per muoversi serve l'auto, obbligatoria, perché i trasporti pubblici sono inesistenti fuori Mascate. Dieci giorni sono il minimo per vedere deserto, wadi e costa, ma per includere Salalah e il sud ci vuole una quindicina di giorni.
Un aspetto negativo? La gestione dei siti archeologici legati all'incenso, come Shisr e l'antica Ubar. Sono ridotti a buchi nel terreno con qualche cartello sbiadito, e la sensazione è che il governo investa poco nella valorizzazione. Una delusione, se ci si aspetta qualcosa di scenografico. In compenso, il Wadi Shab è spettacolare, ma il consiglio che non trovi sulle guide è di arrivarci all'alba, prima delle sette, per evitare la folla e il sole a picco. E poi, se vuoi l'incenso vero, non comprare nei suk di Mascate: vai al mercato di Nizwa, ma cerca il venditore anziano vicino alla porta ovest, quello che taglia i pezzi di resina sul momento. Quello è autentico, il resto è per turisti.