Marrakech: un forno a cielo aperto (e il tè alla menta è l'unica salvezza)
Sì, è esattamente come sembra: Marrakech a giugno è un forno, e il tè alla menta è l'unica salvezza. Si arriva con voli diretti da Milano in circa tre ore, niente male. Poi il vero viaggio inizia appena si mette piede fuori dall'aeroporto: aria che sembra uscire da un phon acceso, e subito la ricerca spasmodica di ombra e liquidi.
Quando andare? Giugno è il mese sbagliato se non si sopporta il caldo. Meglio aprile, maggio, ottobre o novembre, quando il termometro sta sotto i trenta e la città è meno ostica. Ma se si è folli o costretti, si sopravvive con tè alla menta e ventilatori.
Per muoversi, il bus navetta dall'aeroporto costa pochissimo, ma i taxi sono un terno al lotto: chiedono cifre folli e contrattare è obbligatorio. Meglio prendere un grand taxi condiviso per andare in centro, oppure prenotare un transfer via hotel. Dentro la medina si gira a piedi, ma è un labirinto fitto di motorini e carretti. Perdersi è inevitabile, e fa parte del gioco.
Budget: si può spendere poco. Un riad economico si trova sui quaranta/cinquanta euro a notte, con colazione. Cibo da strada a cinque euro ti riempie, ma attenzione: non tutto è commestibile. Un pasto seduti in un posto decente costa sui quindici/venti euro. Medio, se si vuole dormire in un riad carino con piscina, si arriva a cento e più. Caro? Si puo' andare a duecento a notte, ma per cosa poi?
Cosa non perdere: la piazza Jemaa el-Fna al tramonto, con il caos di bancarelle, incantatori di serpenti e succo d'arancia. I Giardini Majorelle meritano la fila, ma andarci all'alba è meglio: evitare le code e il sole a picco. Il Palazzo Bahia è splendido, ma non aspettarsi un tour silenzioso, c'è folla ovunque.
Cosa evitare: i tassisti davanti all'aeroporto che propongono giri turistici a prezzi da capogiro. I venditori nella medina che attaccano bottone con storie lacrimevoli. E non accettare mai di seguire una guida improvvisata che appare dal nulla: si finisce in un negozio di tappeti e non se ne esce più.
Aspetto negativo: la calca. Marrakech in estate è un formicaio umano. La pressione costante dei mercanti può far venire voglia di scappare. E il caldo umido non aiuta. Non basta il tè, serve una doccia ogni ora.
Quanto tempo serve? Tre o quattro giorni sono il minimo per vedere le cose principali senza impazzire. Se si ha più tempo, si puo' fare una gita nel deserto di Agafay, ma con temperature così meglio di no.
Consiglio specifico che non si trova sulle guide: portare una borraccia termica da riempire di tè alla menta nei bar meno turistici, quelli dove i locali si fermano a fumare. Costa poco, è genuino e tiene in vita meglio di qualsiasi altra bevanda. E non firmare mai niente, nemmeno per un tappeto regalato.