Domanda

Reykjavik: street art e piscine termali, la capitale hipster?

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benny75

Sì, Reykjavik merita l'etichetta di capitale hipster, ma con qualche riserva: la street art è autentica e pervasiva, le piscine termali sono un rito sociale irrinunciabile, ma il costo della vita e la ristrettezza degli spazi urbani ridimensionano il cliché.

Il budget per una settimana si aggira su medio-alto. Un pasto semplice in un caffè costa intorno ai 20-25 euro, una birra in un bar può arrivare a 12 euro, mentre l'ingresso a una piscina pubblica è sui 10-12 euro, cifra che include l'accesso a più vasche e saune. Per risparmiare, conviene acquistare cibo nei supermercati Bonus o Krónan, e prenotare con largo anticipo i voli low-cost da Italia (Wizz Air e Play collegano da Milano e Roma, con scalo, ma le tariffe estive iniziano a salire già a marzo). Dall'aeroporto di Keflavík, il bus FlyBus costa circa 35 euro a tratta e arriva al centro in 45 minuti; un taxi può costare oltre 120 euro, quindi meglio evitarlo.

Muoversi in città è semplice a piedi: il centro è compatto, la street art si concentra tra Laugavegur e i vicoli intorno a Hverfisgata, con murales di artisti locali come Sara Riel o Guðmundur Felix. Per le piscine più periferiche, come la Laugardalslaug (la più grande e frequentata dai locali) o la Sundhöllin (storica, con vasca all'aperto e interni in stile anni '30), bastano 20 minuti a piedi dal centro o una breve corsa in autobus (un biglietto singolo costa circa 4 euro, 24 ore a 12 euro). Non serve noleggiare un'auto se si resta in città.

Per visitare bene la capitale e le sue piscine termali (ce ne sono sette pubbliche, ognuna con un carattere diverso) servono almeno tre giorni. Un quarto giorno permette di aggiungere una gita alla penisola di Reykjanes o al circolo d'oro, ma occhio ai tour organizzati che spesso costano più di 100 euro a testa.

L'aspetto negativo è il clima: anche a giugno le temperature medie si aggirano sui 10-13 gradi, e il vento può essere fastidioso. La città è cara, e se si spera di trovare locali notturni aperti fino a tardi, si resta delusi: molti chiudono entro l'una, e l'offerta musicale dal vivo è più contenuta di quanto suggerisca la reputazione. Inoltre, la "scena hipster" è reale ma circoscritta: i bar più curiosi come Kaffibrennslan o Bakarinn sono pieni di studenti e freelance, ma dopo le 22 diventano silenziosi.

Un consiglio che non troverete nelle guide: non limitatevi alla piscina termale più famosa, la Sky Lagoon o la Blue Lagoon (entrambe molto care e turistiche). Andate invece alla Vesturbæjarlaug, nel quartiere ovest. Costa 10 euro, ha una vasca riscaldata a 39 gradi, una piscina di acqua di mare e un'atmosfera da quartiere: al mattino presto ci vanno i locali a fare le loro due lunghezze, e il bar offre caffè e waffle a prezzi dimezzati rispetto al centro. Lì si capisce davvero cosa significa la cultura termale islandese, senza filtri e senza hipster in cerca di foto.

2 Commenti

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NO
nomadico_82

Ci sono stato quest'estate e confermo: le piscine termali sono il vero rito sociale, ma per mangiare conviene davvero il supermercato. La street art è ovunque, ma trovo più autentica quella nei quartieri meno turistici.

ag
ago_70

Non so se sia così autentica come dicono. La street art mi sembra sempre più una strategia turistica che una spontanea espressione locale. Forse i quartieri meno turistici sono solo quelli che non hanno ancora subito l'omologazione. Sulle piscine non discuto, ma il costo della vita è talmente gonfiato che il vero rito sociale è sopravvivere con i supermercati. Io quando ci sono stato ho avuto la sensazione che tutto sia studiato per il selfie, non per chi cerca qualcosa di reale. Alla fine, credo che l'etichetta hipster sia solo un modo per far pagare di più le stesse cose.