Salvador de Bahia: cuore del Brasile o trappola turistica?
Salvador de Bahia è una trappola turistica mascherata da cuore culturale. Il Pelourinho, il centro storico, è diventato un set fotografico a pagamento, con capoeiristi che chiedono soldi prima ancora di iniziare a ballare e ristoranti che servono acarajé a prezzo triplo rispetto a una baracca in periferia. La città ha un'anima vera, ma bisogna cercarla lontano dai circuiti segnati dalle guide.
Il budget è medio-alto per gli standard brasiliani: un alloggio decente nel quartiere di Barra costa intorno ai 70 euro a notte a giugno, mentre mangiare in un posto turistico del Pelourinho può superare i 15 euro a pasto, una follia per i locali. Per arrivare si vola direttamente a Salvador dall'Italia con scalo a Lisbona o Madrid, oppure via San Paolo. Dall'aeroporto un taxi per Barra costa circa 30 euro, meglio prendere il bus metropolitano per 2 euro e poi una camminata. Muoversi in città è caotico: i minibus sono economici ma indecifrabili, Uber funziona bene nell'area costiera.
Quanto tempo serve? Quattro giorni sono sufficienti per vedere il centro storico, il lungomare e fare una gita a Praia do Flamengo. Non serve di più, perché dopo il secondo giorno ci si accorge che la stessa offerta si ripete.
L'aspetto negativo è la costante pressione commerciale: nessuno ti parla senza volerti vendere qualcosa, dai venditori di collanine ai falsi ciceroni. E la musica amplificata sulle spiagge è assordante, impossibile rilassarsi.
Un consiglio che non trovi sulle guide: invece di mangiare acarajé nei chioschi del Pelourinho, prendi un bus per il Mercado de São Joaquim, la mattina presto. Lì le baiane preparano il vero acarajé per un terzo del prezzo, seduta su sgabelli di plastica con i pescatori intorno. È autentico, sporco, e non c'è nessuno che ti faccia una foto da vendere dopo.