Koyasan: templi e meditazione, il Giappone sacro
Koyasan è esattamente questo: un luogo dove il tempo si ferma e lo spirito si ricarica tra templi secolari e silenzi meditativi. Sono appena tornato da lì e ho ancora addosso l'odore dell'incenso e il suono dei sutra mattutini. Il mio viaggio è stato a metà giugno, quando l'umidità comincia a farsi sentire ma i boschi di cedri regalano un'ombra fresca e profumata.
Per il budget direi medio: si spende soprattutto per l'alloggio in uno shukubo (il tempio-dormitorio), che include cena e colazione vegetariane. Non è economico come un ostello, ma l'esperienza vale ogni yen. Per arrivare, da Osaka si prende la Nankai Line fino a Gokurakubashi, poi la funicolare che sale ripida tra gli alberi. Una volta a Koyasan, ci si muove a piedi o con gli autobus locali. Tutto è abbastanza compatto, ma le salite stancano. Tre giorni secondo me sono il minimo: una notte per l'arrivo e la visita al cimitero di Okunoin di sera, una giornata piena tra i templi principali, e un'altra mattina per il rito del fuoco.
Ora, la delusione: i templi più famosi, come Kongobuji, sono pieni di turisti anche a giugno. Le code per entrare, file di gente con lo smartphone alzato. Non è facile trovare il silenzio che si cerca. Per fortuna ho scoperto un piccolo tempio, Yochiin, con un giardino di muschio quasi deserto. Lì ho partecipato al morning fire ceremony senza ressa. È il mio consiglio specifico: non seguite le guide che puntano tutto su Garan o Danjo Garan. Chiedete alla reception dello shukubo quale tempio minore fa la cerimonia all'alba, e svegliatevi presto.
La meditazione seduta (zazen) è offerta in molti posti, ma in uno dei templi principali era troppo coreografata, quasi teatrale. Meglio quella in un angolo del cimitero di Okunoin, prima dell'alba, quando si sentono solo il vento e i piccoli rintocchi delle campane. Lì il sacro non si spiega. Si respira.