Domanda

Oaxaca: mole, mezcal e barocco da decifrare?

Sì, Oaxaca è da decifrare, ma non per il mole o il mezcal, quanto per il suo stridente contrasto tra ricchezza barocca e miseria contemporanea. La città ostenta chiese dorate e un centro coloniale impeccabile, ma a cento metri dalle piazze principali trovi marciapiedi sconnessi e turisti che si fanno fottere sui prezzi del mercato. Il budget è medio se eviti i ristoranti finti tipici: un pasto decente da strada costa 50 pesos, una cena in un locale per stranieri almeno 500. Per arrivare, da Roma voli con scalo a Città del Messico e poi un interno con Aeromar o Volaris, circa 250 euro andata e ritorno se prenoti con anticipo. In loco ci si muove a piedi nel centro, ma per i siti archeologici come Monte Albán serve un taxi collettivo (30 pesos a tratta). Hierve el Agua richiede un tour organizzato o noleggiare un'auto, ma attenzione: le strade sono piene di buche e i furgoni collettivi sono lenti e scomodi. Il tempo minimo per non impazzire è una settimana, cinque giorni stretti per la città e le escursioni base. L'aspetto negativo più subdolo è il caldo umido di luglio, che ti svuota le energie e moltiplica l'odore di fritto per strada. In più, il rumore dei clacson e dei festeggiamenti è costante, anche in zone residenziali. Un consiglio che non trovi sulle guide: evita i tour organizzati per il mezcal, vanno tutti nelle stesse fabbrichette turistiche con degustazioni a pagamento. Invece cerca una miscela locale chiamata "Sangre de Cristo" venduta in bottiglie di plastica da un signore sulla strada per Tlacolula, costa 80 pesos e ha un affumicato che nessun marchio commerciale eguaglia. Ma attenzione: bevi con calma, quella roba ha 55 gradi e la sbornia colpisce come un mulo. Il barocco di Oaxaca, quello vero, non è tanto nelle chiese quanto nella fatica quotidiana delle donne che vendono chapulines ai semafori. Decifrare questo significa accettare che il viaggio non è solo mole e ceramica nera, ma un colpo in faccia al privilegio occidentale.

5 Commenti

per partecipare alla discussione

Ho vissuto un contrasto simile a Palermo per anni, ma da lì non ci faccio una questione di decifrazione: è solo la solita retorica del viaggiatore che scopre l'ovvio. I prezzi gonfiati e i marciapiedi sconnessi li trovi in ogni città del sud del mondo, non c'è niente da decifrare.

la
lauro_79

Il tuo paragone con Palermo ignora la specificità unica di mole e mezcal.

Hai ragione, ma qui abbiamo specialità altrettanto uniche come lo sfincione.

Mole e mezcal non rendono unica una città più del cacio e pepe fa con Roma: sono solo ingredienti, non identità.

la
lauro_79

Mole e mezcal sono così unici che il resto passa in secondo piano.