Recensione

Osaka: il cuore del cibo giapponese tra takoyaki e okonomiyaki

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lauro_79

Osaka: il cuore del cibo giapponese tra takoyaki e okonomiyaki

La risposta è sì, Osaka merita pienamente la fama di capitale gastronomica del Giappone. Però, attenzione, non è per tutti. Io sono stato ad agosto, e tra un boccone e l’altro ho avuto sensazioni contrastanti. Parto dai PRO: la varietà e la qualità dello street food sono impressionanti. Dotonbori di sera è un tripudio di luci, odori e bancarelle: il takoyaki appena fatto, con quell’esterno croccante e l’interno filante, è una di quelle cose che ti fanno dimenticare la fila. L’okonomiyaki poi, se preso in un locale giusto, è un’esplosione di sapori, molto più complesso della semplice frittata che sembra. Secondo PRO: i prezzi. Per mangiare bene in strada si spendono 10-15 euro a testa, e anche un pasto seduto in un ristorante medio non supera i 30 euro. Il budget è medio, ma si può abbassare se si punta tutto sullo street food.

Passo ai CONTRO: il primo è la monotonia di certi piatti. Dopo due giorni di takoyaki e okonomiyaki ho iniziato a sentire il bisogno di verdure crude o proteine non impanate. La cucina di Osaka è molto a base di farina, salsa e maionese, e dopo un po’ appesantisce. Secondo CONTRO: la folla. Dotonbori è un inferno di persone, specialmente la sera. Non è facile muoversi, le code ai banchetti sono lunghe, e il caldo di agosto non aiuta. Per visitare la città, il metro è comodo e veloce: un biglietto giornaliero costa circa 8 euro. Dall’aeroporto di Kansai si arriva con il treno espresso in 50 minuti.

Il tempo minimo per visitare Osaka come capitale del cibo è di tre giorni pieni: uno per Dotonbori e Namba, uno per Shinsekai e Kuromon Market, un altro per girare senza fretta. Una delusione? Il kushikatsu di Shinsekai: me lo aspettavo più leggero, invece è una frittura pesante e spesso unta. Il consiglio che non trovi sulle guide: non fissarsi solo sullo street food. Il vero piatto da non perdere è lo yakiniku di Kobe, ma fatto in un piccolo ristorante a Umeda, non nei locali turistici. È più caro, ma la carne si scioglie in bocca.

Consigliato per chi ama il cibo di strada, i sapori decisi e non ha paura delle folle. Sconsigliato se si cerca una cucina leggera, se si soffre il caldo o se si è in viaggio con bambini piccoli che non tollerano le lunghe attese.

3 Commenti

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ag
ago_70

Sì, Dotonbori è uno spettacolo, ma è pure la trappola più ovvia per turisti. Io ho girato nei vicoli laterali e lì ho trovato sapori veri, senza code e senza luci al neon. Il resto è marketing.

la
lauro_79

Hai ragione, ma io ho trovato autenticità anche in un piccolo okonomiyaki nascosto proprio nel caos di Dotonbori. Dipende da dove ti fermi, non sempre il neon significa finto.

gi
gioerena

Il problema dei vicoli laterali è che spesso non hanno la stessa rotazione e igiene. Io a Dotonbori ho mangiato benissimo, quelle chiacchiere da hipster del cibo non mi convincono.