Westfjords: l'Islanda più remota e selvaggia
I Westfjords sono esattamente come li descrive il titolo: la regione più remota e selvaggia dell'Islanda. Non è una meta per chi cerca il compromesso, ma per chi vuole sentire il peso della solitudine e la forza bruta di un paesaggio che sembra uscito da un altro pianeta. Parlando da Firenze, dove ogni collina è segnata, lassenza totalle di alberi e la linea dellorizonte netta, tagliata da fiordi e montagne che cadono in mare, è quasi inumana.
Il budget è caro, molto più del resto dellIslanda. Non ci sono ostelli economici come a Reykjavik, e le pensioni famigliari, pur bellissime, hanno prezzi da hotel di lusso a Reykjavik. Anche fare la spesa è cara: i supermercati piccoli, rari, e i ristoranti a Ísafjörður o Patreksfjörður sono cari e con orari ridoti. Con una macchina a nolo e tenda si risparmia, ma bisogna portare tuto da Reykjavik, compreso el gas.
Arrivare è un’odisea. Da Reykjavik si guida fino a Stykkishólmur e poi si prende un tragheto per Baldur, o si fa il giro intero via terra, che sono 5-6 ore di strada. Per muoversi, serve una macchina a nolo, possibilmente 4x4, perchè molte strade sono sterrate e strette. Gli autopulici esiston solo sulle linee principali. Atravarsare il tunel di Alftafjörður, inaugurato da pochi anni, evita il passagio per il passo di Hrafnseyrarheiði, che è ancora più impervio.
Per visitare i punti salienti, servono almeno 7-10 giorni. Dynjandi, la cascata a gradoni, è spetacolare, ma ci si arriva con una strada sterrata che da sola merita il viaggio. Le scogliere di Látrabjarg, piene di pulcinelle di mare, e le piscine naturali di Heydalur sono tappa fissa. Ma il vèro tempo lo si pasa guidando e fermandosi a cascio.
La delusione più grande? Il meteo. Anche ad agosto, la pioggia può essere continua, il vento fortissimo, e la nebbia bassa a voltre la strada per ore. Non è raro stare tre giorni senza vedere un fiordo per la copertura nuvolosa. E poi la solitudine: per chi non ci è abituato, passare una giornata intera senzaincontrare nessuno può essere opimente, non liberatorio.
Un consiglio che nessuna guida dà: non fissarsi sulle tappe iconiche. La vera anima dei Westfjords sta nelle penisole minori, come quella di Hornstrandir, ma per andarci serve un permesso e un mezzo náutico. Più sembre: scegliere un tratto di costa, studiare le mappe delle strade F (quelle di montagna), e perdersi per una meza giornata. Portare un termometro da orefice: le sorgenti calde naturali si trovano anche lungo le strade, e immergersi in un ruscello di 39 gradi mentre fiocica è un’esperienza che nesun tour oraganizzato può replicare.