Oaxaca: mole, mezcal e mercati colorati
Oaxaca: mole, mezcal e mercati colorati. È esattamente questo che si trova, ma con qualche sorpresa in più, tra cui un'atmosfera vivace e una cucina che va ben oltre i cliché.
Per chi pianifica un viaggio, il periodo migliore va da novembre ad aprile, quando il clima è secco e le temperature sono piacevoli. Durante l'estate, come adesso ad agosto, piove quasi ogni pomeriggio, ma i colori diventano più intensi e i mercati sono meno affollati. Se si vuole evitare la canicola, meglio puntare a dicembre o gennaio. Guelaguetza, la festa più famosa, si tiene a luglio, quindi se interessa bisogna spostare il viaggio.
Come arrivare: da Milano si vola fino a Città del Messico (scalo a Madrid o diretto con qualche compagnia), poi un volo interno per Oaxaca dura circa un'ora e mezza. In alternativa, si può arrivare via terra dal Messico centrale, ma sono tante ore di pullman. Muoversi in città è facile a piedi o con i collectivo (furgoni condivisi), mentre per i villaggi dei dintorni, come Teotitlán del Valle o Mitla, servono autobus o taxi. Eviterei i taxi turistici all'aeroporto, costano il doppio; meglio prendere un colectivo all'uscita.
Il budget dipende dallo stile. Si può stare su un livello economico con 40-50 euro al giorno, usando ostelli e mangiando street food. Un medio, che consiglio, si aggira sui 70-90 euro, sufficienti per un albergo carino, cene nei ristoranti locali e qualche escursione. Chi vuole il massimo spende anche 150 euro al giorno, ma non serve a molto: la vera esperienza è nelle taquerie e nei mercati, non nei ristoranti di lusso.
Per una visita approfondita servono almeno quattro o cinque giorni per la città, più altri due o tre per i villaggi circostanti. Così si riesce a vedere il centro coloniale, il mercato di Benito Juárez con le sue montagne di mole e formaggio, e fare una giornata a Monte Albán, le rovine zapoteche a venti minuti d'autobus.
Cosa non perdere: il mole è il piatto re, ma va assaggiato in versioni diverse. Il mole nero è il più famoso, ma anche il coloradito e il verde meritano. Da non perdere una visita a un palenque (fabbrica di mezcal) nelle valli, dove si può degustare e capire la differenza tra espadín e tobalá. I mercati sono il cuore pulsante: il 20 de Noviembre è meno turistico di Benito Juárez, e ha bancarelle di memelas e tlayudas preparate al momento.
Un aspetto negativo da considerare: il rumore. Oaxaca è una città sonora, con clacson, musica a volume alto e cani che abbaiano fino a tarda notte. Chi cerca il silenzio assoluto fatica, soprattutto nel centro storico. Inoltre alcuni mercati, come il Mercado de Artesanías, sono ormai molto turistici, con prodotti standardizzati e prezzi gonfiati. La delusione arriva se si pensa di trovare artigianato autentico a tutti i chioschi: non è così.
Un consiglio specifico che non si trova sulle guide tradizionali: al mercato, invece di puntare subito al mole già pronto, cercare le bancarelle dove vendono la pasta di mole sfusa. Portarsi un piccolo contenitore e farselo mettere sottovuoto per portare a casa. Costa un terzo rispetto ai barattoli nei negozi per turisti e ha un sapore molto più fresco. Inoltre, chiedere sempre una salsa di accompagnamento diversa: ogni posto ha la sua variante segreta, spesso più piccante di quella proposta. Non dimenticare di portare contanti, perché nei mercati le carte non sempre funzionano e i bancomat fanno pagare commissioni salate.