Parigi a marzo: è davvero la città dell'amore o solo un cliché?
Parigi a marzo è un'inquietudine dolce, non è la cartolina. Le luci dei caffè sono ancora un rifugio against la pioggia fine che lava i marciapiedi, e la città, vuota dei tour groups estivi, respira con un ritmo più umano. Mi chiedo se il cliché dell'amore non sia solo una questione di prospettiva: forse non è nelle attrazioni strapiene, ma nel modo in cui una persona cara ti stringe la mano mentre cercate un riparo sotto a un portone, o nel silenzio complici davanti a un tè nel Marais, quando il sole fugace scalda i lastrici. La magia c'è, ma è sottile, quasi timida, e si svela più nei dettagli che nei monumenti. Forse è per questo che alcuni la deludono: cercano la scenografia, e si perdono l'intimità.