Siracusa: mare, arance e la cucina degli dei
Siracusa è la dimostrazione che il cibo può essere l'unica ragione valida per organizzare un viaggio. Mare, arance e quella cucina che sembra uscita direttamente dall'Olimpo: il titolo non esagera. Sono stato ad agosto, nel pieno della stagione, e ho scoperto un posto dove ogni boccone racconta una storia.
Il budget è medio, diciamo che con 40-50 euro al giorno a persona si mangia bene senza rinunce, ma se si vuole spingere su ristoranti con vista sul mare o menu degustazione si sale a 70-80. Per chi cerca l'economico, lo street food è eccezionale: arancini, pane con la milza, e il famoso gelato al pistacchio di Bronte che qui si trova ovunque a prezzi onesti.
Per arrivare, ho volato su Catania e poi preso un bus diretto per Siracusa, circa un'ora. Muoversi in città è semplice a piedi, soprattutto a Ortigia, il centro storico, che è tutto un dedalo di viuzze pedonali. Per le spiagge fuori porta o la Necropoli di Pantalica serve l'auto, ma noleggiarla solo per un paio di giorni risolve.
Quanto tempo serve? Almeno tre giorni pieni: uno per Ortigia, uno per il Parco Archeologico e le latomie, e uno per mare e dintorni. Con calma si arriva a quattro. Il bello è che anche solo bighellonare senza meta regala scoperte culinarie.
Aspetto negativo? La folla. Ad agosto Ortigia è un formicaio, e alcuni ristoranti sulla piazza principale sembrano trappole per turisti: piatti mediocri a prezzi gonfiati. Il mare poi è bellissimo ma le spiagge libere si riempono prestissimo, meglio prenotare un lido o andare verso Cala Rossa molto presto.
Un consiglio specifico che non trovate sulle guide: la trattoria di Nonna Rosa, in un vicolo dietro il Duomo, non ha insegna e si riconosce dalla fila di gente del posto all'ora di pranzo. Fanno un pranzo fisso a 15 euro con primo, secondo e contorno, tutto basato su prodotti del giorno. Niente menu, niente pretese, solo sapori autentici. Andateci verso le 12.30 perché alle 13 è già tutto finito.