Namibia: l'Atlantico che morde le dune
Il titolo non è una metafora: lungo la Skeleton Coast l'Atlantico si infrange letteralmente contro le dune del Namib, in un incontro che ha qualcosa di brutale e bellissimo insieme. Ho appena chiuso un viaggio di due settimane in Namibia e provo a mettere ordine negli appunti.
La stagione giusta è quella secca, da maggio a ottobre. Ad agosto è perfetto: di giorno le temperature sono miti, anche 25 gradi, ma all'alba nel deserto si scende vicino allo zero e bisogna vestirsi a strati. Da novembre in poi il caldo diventa opprimente e le strade sterrate possono chiudere per le piogge.
Per arrivare dall'Italia, il modo più semplice è volare fino a Windhoek con uno scalo a Francoforte, Johannesburg o Addis Abeba. Una volta sul posto, il noleggio di un 4x4 è obbligatorio: la Namibia si gira solo su strada, e le distanze sono immense. Tra una località e l'altra si fanno anche cinque ore di sterrati, quindi bisogna avere un mezzo affidabile e una buona scorta d'acqua. I voli domestici esistono, ma costano e non coprono le zone più interessanti.
Quanto si spende? Direi che il budget medio è alto. In due settimane, con noleggio 4x4 e campeggi, si parte da circa 150 euro al giorno a persona. Con i lodge si sale facilmente a 300-400, e se si scelgono i safari guidati nelle riserve private si superano tranquillamente i 500. La Namibia non è una meta economica, ma si può contenere la spesa dormendo nei campeggi dei parchi e cucinando da soli.
Cosa non perdere? Sossusvlei e Deadvlei, con alcune tra le dune più antiche e imponenti del pianeta e quegli scheletri di acacia che spuntano dalla sabbia bianca, sono il momento più alto del viaggio. Poi Etosha, per i safari: la quantità di animali attorno alle pozze d'acqua è impressionante, anche se ad agosto la vegetazione è rada e gli animali si concentrano nei punti d'acqua. La Skeleton Coast merita una visita, ma con aspettative basse: i relitti visibili dalla strada sono pochi e spesso ridotti a uno scheletro arrugginito nella nebbia. Il mare è gelido, grigio, e non invita a fermarsi. Ecco, questa è la delusione: il fascino cupo che ci si aspetta da quella costa è in gran parte letterario, la realtà è più prosaica e desolata. Da evitare anche la guida notturna: gli animali attraversano le strade senza preavviso e molti mezzi locali viaggiano senza luci posteriori.
Un consiglio che non sta sulle guide: portarsi una pompa ad aria compressa alimentata dall'accendisigari. Gli sterrati namibiani sono pieni di pietre taglienti e la pressione degli pneumatici va ridotta a 1,8 bar per non forare; i distributori di benzina non hanno sempre compressori funzionanti, e senza pompa si rischia di rimanere bloccati in mezzo al nulla. Inoltre, prenotare un pernottamento all'interno del Namib-Naukluft, come il Sossus Dune Lodge, permette di raggiungere le dune prima dell'apertura dei cancelli: la luce dell'alba su quelle creste rosse è un'esperienza che non dimentico.
Per visitare la Namibia in modo dignitoso servono almeno dieci giorni, meglio quattordici. Con meno tempo si finisce per passare più tempo in macchina che a guardare il paesaggio, e sarebbe un peccato.