Pienza: un tuffo nel Rinascimento tra i colori d'autunno?
Sì, Pienza in autunno è un'esperienza che vale il viaggio, ma i colori sono più sobri di quanto si immagini e la vera ricchezza sta nella luce radente sulle colline. Per chi parte da Bologna, la strada è semplice: si prende l'autostrada verso Firenze, poi si prosegue per il Valdichiana e si esce a Chiusi. Da lì, la provinciale 146 è già uno spettacolo, con quelle curve che si aprono sulle crete e sui filari di cipressi. Il paese però va girato a piedi, anzi si cammina davvero poco perché tutto è raccolto intorno a piazza Pio II e al corso. Per questo, una giornata intera è il minimo: la mattina per il duomo e il palazzo, il pomeriggio per perdersi nelle stradine e arrivare al belvedere sulle mura.
Il budget è medio, non economico. Il parcheggio fuori le mura costa caro, e il pranzo nei ristoranti del centro si aggira su cifre da città d'arte. Meglio portarsi un panino e sedersi sul muretto che guarda la val d'Orcia, con il vento che profuma di salvia. Un aspetto negativo esiste, ed è la folla dei tour organizzati nelle ore centrali: gruppi numerosi che occupano la piazza e rendono difficile godersi l'architettura con calma. Il consiglio che non trovate sulle guide è di scendere dal sentiero che parte dietro il convento di San Francesco, poco oltre la chiesa. È un percorso sterrato che nessuno prende, con una panchina in pietra nascosta tra gli olivi. Da lì, al tramonto, si vede San Quirico in lontananza e si sente solo il fruscio del vento. Portate una torcia per il ritorno, perché il sentiero non è illuminato e al buio si rischia di inciampare. Pienza d'autunno non è una cartolina, è un silenzio che resta dentro.