Hokkaido d'estate: lavanda, onsen e sushi a Sapporo
Hokkaido d'estate? Per una volta, il clamore turistico è giustificato, e sto già mettendo a punto il viaggio per la prossima stagione calda. Il bello sta nel contrasto tra i campi di lavanda e l'aria fresca degli onsen, quasi un Giappone diverso da quello canonico.
Da Bologna, il budget complessivo è decisamente medio-alto, soprattutto per i voli e i ryokan con kaiseki. I trasporti locali funzionano, ma senza auto si perde un sacco di tempo. Meglio un noleggio per due o tre giorni, da usare per raggiungere i campi intorno a Furano e le sorgenti più sperdute. Per visitare bene la zona, servono almeno dieci giorni, forse dodici. Sapporo merita due giorni pieni, tra il birrificio e il quartiere di Susukino. Il mercato di Nijo offre un sushi al banco che spacca un po' tutto quello che si assaggia nei ristoranti iperfrequentati del centro.
La delusione più grande è la folla ai belvedere ufficiali della lavanda. Bus su bus, selfie infiniti, file per una foto. Si va all'alba, ma non basta a evitare il caos. Una dritta che non sta sulle guide è il sentiero che parte dal parco di Higashimokoto, dove la lavanda cresce selvatica lungo una collina. È un posto quasi vuoto, perso tra le distese verdi, con un silenzio che rende finalmente l'idea del paesaggio. L'ho scoperto frugando in un blog di hikers giapponesi. Ne vale davvero la pena, anche se il nome è scomodo da pronunciare.