Mendoza Argentina: degustazione vini e trekking in Andes
Mendoza è il luogo ideale per coniugare degustazione di vini e trekking nelle Ande, grazie al clima primaverile mite e ai panorami mozzafiato che si alternano tra vigneti a perdita d’occhio e cime innevate. La prima volta che ho pensato a questo itinerario, la mente è volata subito a una settimana di equilibrio tra calici di Malbec e sentieri di granito, e dopo aver parlato con alcuni amici che hanno già provato la combinazione, ho deciso di mettere nero su bianco le considerazioni pratiche.
Arrivare a Mendoza dall’Europa richiede quasi sempre un transito a Buenos Aires: il volo diretto da Roma atterra nella capitale argentina, da dove un volo interno di circa due ore porta all’aeroporto di Mendoza. Una volta atterrati, il servizio di bus “Mendoza Express” collega l’aeroporto con la piazza principale in meno di mezz’ora; per chi preferisce più libertà, i taxi sono abbondanti e il costo è ragionevole, soprattutto se si divide la spesa con altri viaggiatori. Dentro la città, il modo più efficiente per spostarsi è noleggiare una piccola auto o, se si vuole risparmiare, utilizzare i micro‑bus locali che, sebbene non sempre puntuali, consentono di raggiungere le zone vinicole più famose come Maipú e Luján de Cuyo senza grandi difficoltà.
Il budget per una vacanza di questo tipo si colloca a metterci nella fascia medio‑alta: le sistemazioni di qualità medio‑elevata, le degustazioni guidate nei grandi cru e le escursioni organizzate nei parchi nazionali richiedono una spesa complessiva più consistente rispetto a un viaggio “zaino in spalla”. Tuttavia, è possibile modulare le cifre scegliendo agriturismi più rustici, evitando le degustazioni premium e optando per trekking autonomi con guide locali più economiche. In generale, chi parte con l’idea di un’esperienza “caro” troverà comunque margini di flessibilità per tenere sotto controllo la spesa.
Per quanto riguarda il tempo necessario, una buona regola è prevedere almeno cinque giorni interi: due dedicati alle visite dei vigneti del Valle di Uco, con soste a cantine meno battute dal turismo di massa, e tre per il trekking nei parchi di Aconcagua e della Cordillera del Cóndor. Un itinerario più serrato può comprimere il tutto in quattro giorni, ma la fatica di salire a 6 000 metri di quota richiede un adeguato recupero, soprattutto se si è abituati a climatologie più basse.
Una delusione che è emersa durante le mie ricerche riguarda la capacità di alcuni tour operator di gestire gli spostamenti tra le cantine: le prenotazioni di gruppo spesso prevedono tempi di attesa lunghi e trasporti sovraffollati, il che rende difficile godersi appieno la tranquillità dei vigneti. Inoltre, l’alta quota può causare mal di testa o vertigini, soprattutto nelle prime ore di trekking; una buona abitudine è acclimatarsi un giorno nella città prima di affrontare i sentieri più impegnativi.
Il consiglio che non trovo sui manuali è di approfittare della “ruta del vino” in bicicletta elettrica, disponibile presso diversi noleggi locali. Le batterie durano fino a 80 km e consentono di spostarsi tra le cantine senza dipendere dagli orari dei bus, mantenendo al contempo una forma fisica adeguata per affrontare il trekking successivo. Un altro trucco poco divulgato è quello di chiedere una “cata dei puristi” direttamente al viticoltore: molte piccole bodegas offrono degustazioni private a prezzo contenuto, dove è possibile assaggiare i vini in fase di affinamento, un’esperienza molto più genuina rispetto alle degustazioni standard.
In sintesi, Mendoza in primavera regala un connubio perfetto tra gusto e avventura: con un budget medio‑alto, un arrivo via Buenos Aires, una settimana di viaggio ben scandita e qualche accorgimento pratico, si può vivere un’esperienza che resta impressa ben oltre i confini delle cantine e dei sentieri.