Lima 48 ore: itinerario gastronomico e attrazioni imperdibili
Lima in 48 ore è un concentrato di sapori sul mare e di storia in città, perfetto per una fuga gastronomica rapida. Sono arrivato con un volo diretto all’aeroporto Jorge Chávez, poi ho preso un taxi ufficiale che, nonostante il traffico mattutino, mi ha depositato a Miraflores in venti minuti; per spostarsi in zona è più pratico noleggiare una bicicletta sharing o usare i bus urbani, anche se gli orari possono essere imprevedibili. Il budget si colloca nella fascia medio: alloggio in un boutique hotel di periferia, pasti in locali di tendenza e qualche birra artigianale, senza stravolgere il portafoglio.
Giorno 1: colazione con un “pan con chicharrón” in una piccola cucina di barrio, poi una passeggiata lungo il Malecón per ammirare il Pacifico e la vista sul Cerro San Cristóbal. A pranzo niente di più autentico di un ceviche classico al mercato di Surquillo, dove il pesce è così fresco da sembrare appena pescato. Nel pomeriggio, visita al centro storico: Plaza Mayor, la cattedrale e il convento di San Francisco, con le sue catacombe. Per cena, un ristorante di cucina peruviana contemporanea a Barranco, dove il pisco sour è servito con una spruzzata di fiori di campo, un tocco che raramente trovi nelle guide.
Giorno 2: colazione a base di “café con leche” e “turrón de Doña Pepita”, poi un tour guidato dei musei Larco e MATE, che offrono una visione profonda dell’arte precolombiana e della street art moderna. A pranzo, mi sono avventurato in una “picantería” di cucina afro‑peruviana; il piatto di “ají de gallina” è stato una sorpresa di sapori piccanti, ma il locale era affollato e la voce del generatore elettrico era fastidiosa. Nel tardo pomeriggio, una camminata nel quartiere di San Isidro per vedere le eleganti ville coloniali, poi un aperitivo di “maracuja” in un bar sul tetto di Miraflores, ideale per chiudere il viaggio con una vista sul tramonto.
Un aspetto negativo è il traffico caotico nelle ore di punta, che può trasformare una breve tratta in un’ora di attesa, soprattutto se si usano i taxi. Inoltre, alcuni ristoranti turistici promettono “cocina de autor” ma servono piatti più finti che autentici, quindi è meglio chiedere consigli a gente del posto. Un consiglio che non trovi nei manuali: nella notte, attraversa il ponte dei “tunas” a Barranco e cerca il piccolo chiosco nascosto dietro la statua di un poeta; lì vendono mini-porzioni di “ceviche de camarón” a un prezzo sorprendentemente onesto, perfette per un ultimo assaggio prima di lasciare la città. In totale, con due giorni si riesce a toccare le principali attrazioni e a riempire lo stomaco di sapori indimenticabili, senza sentirsi troppo di fretta.