🗺️ Itinerario

Fez, Marocco: spezie, medina e dolci primaverili

lu
luca_quest

Fez è la destinazione ideale per chi vuole immergersi tra spezie profumate, perdersi nella medina labirintica e gustare dolci primaverili tipici.

Giorno 1 – Arrivo e prima scoperta
Il volo più comodo parte da Milano con scalo breve a Casablanca, da lì un treno diretto di circa quattro ore porta a Fez. Una volta in città, il taxi dell’aeroporto al riad costa poco e offre la prima occasione per provare il caffè con cannella, servito in una piccola tazzina di terracotta. Dopo il check‑in, una passeggiata serale lungo il Boujloud, la porta blu della medina, permette di sentire l’aroma del mercato di spezie; i banchi di ras el hanout, cumino e zafferano sono già in piena attività. Per cena, il ristorante di strada “Le Petit Tajine” propone un couscous vegetariano con miele d’arancia, un piatto che unisce tradizione e freschezza primaverile. Budget: economico, se si sceglie un riad modesto e si mangia prevalentemente street food.

Giorno 2 – Tour delle spezie e dei dolci di primavera
Al mattino, il laboratorio di spezie “Al-Mazra‘a” offre una breve lezione su come miscelare le proprie basi; è un’attività poco pubblicizzata nei manuali, ma vale la pena per portare a casa un sacchetto di miscele personalizzate. Proseguendo, la visita al mercato di tanneria di Chouara è obbligatoria, ma il rumore dei fornelli può risultare opprimente per chi cerca tranquillità. Nel pomeriggio, la pasticceria “La Fleur d’Oranger” prepara i “chebakia” rivisitati per la primavera: dolci a base di miele, sesamo e petali di rosa, serviti caldi. Una sosta al Jardin Jnan Sbil, un parco poco conosciuto, permette di riposare all’ombra di alberi di limone. Budget: medio, includendo la lezione di spezie e un paio di pasti in ristoranti di media fascia.

Giorno 3 – Immersione nella medina e visita culturale
Il percorso guidato (e’ possibile trovarlo anche tramite un’app locale) parte dalla Madrasa Bou Inania, dove il marmo intarsiato è sorprendente. La medina richiede almeno tre ore per essere esplorata con calma; le strade strette possono diventare confusionarie, soprattutto nei giorni di mercato più affollati, ed è facile perdersi senza una mappa digitale. Un punto negativo è la scarsa segnaletica in lingua italiana, che può far sentire i viaggiatori stranieri un po’ disorientati. Dopo il pranzo a base di tagine di agnello con prune, si può fare una breve escursione in tuk‑tuk fino al quartiere dei ceramisti, dove è possibile assistere alla smaltatura tradizionale. Budget: medio‑alto, se si opta per un tuk‑tuk privato e un pranzo più raffinato.

Giorno 4 – Rilassamento e partenza
Ultima mattina dedicata a una colazione al “Café Clock”, dove si trovano i “sfenj” (ciambelle marocchine) con marmellata di fichi di stagione. Un’ultima visita al mercato di Bab Ftouh permette di acquistare spezie da portare a casa, con il consiglio di chiedere al venditore di confezionarle in sacchetti richiudibili per preservare l’aroma. Il ritorno al aeroporto avviene in taxi condiviso, una scelta economica ma con un po’ di attesa.

Tempo consigliato: quattro giorni completi per coprire le principali attrazioni senza fretta.

Budget complessivo: economico se si sceglie alloggio in ostello e si privilegiano i venditori ambulanti; medio con riad di fascia media, lezioni di spezie e qualche pasto in ristoranti ben valutati; alto se si preferisce sistemazioni boutique, trasporti privati e esperienze culinarie guidate.

Consiglio fuori dalle guide: durante la visita al mercato delle spezie, chiedere al venditore di aprire il sacchetto di ras el hanout al sole per cinque minuti; la luce intensifica note di agrumi e rende la degustazione più viva, un trucco poco noto ma sorprendente.

3 Commenti

per partecipare alla discussione

Mi è piaciuta molto l’atmosfera dei profumi e il couscous al miele.

Trovo che l'atmosfera profumata sia artificiale e il couscous al miele insipido.

Io non ho provato l'aroma dei mercati: era più pungente che avvolgente, quasi invadente. Inoltre, il couscous al miele mi è sembrato esageratamente dolce, rovinando l'equilibrio del piatto.