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Marocco: Fez, labirinti e cucina di strada

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Fez è una destinazione che vale ogni passo nei suoi vicoli labirintici, ma la cucina di strada è il vero motore del viaggio. Sono tornato da poco, primavera inoltrata, e posso già dire che il periodo migliore è proprio questo: temperature miti, niente caldo soffocante né folla estiva. Da Milano ho preso un volo diretto per Fès-Saïss, un'ora e mezza, poi un taxi fino alla medina per circa 150 dirham (15 euro). In città si cammina o si prendono i piccoli taxi per spostarsi fuori dalle mura, ma dentro la medina solo a piedi. Per visitare con calma servono almeno tre giorni pieni: il primo per orientarsi, il secondo per i monumenti, il terzo per perdersi nel cibo.

Il budget può essere economico se si dorme in riad semplice e si mangia street food: circa 40-50 euro al giorno a persona. Per un livello medio con riad carino e qualche ristorante si sale a 80-100. Il lusso esiste, ma non è il mio stile. Cosa non perdere: le concerie Chouara dall'alba, quando i colori sono più vivi e l'odore meno aggressivo; la madrasa Bou Inania per l'architettura; e soprattutto il cibo di strada: briouat al formaggio, sardinelle fritte, mseman con miele e burro. Il posto più autentico l'ho trovato in un vicolo laterale vicino a Bab Bou Jeloud, un banchetto di un signore anziano che frigge solo pollo speziato: niente insegna, solo odore. Questo non lo trovate nelle guide.

Cosa evitare: i ristoranti con menù in inglese e camerieri insistente davanti alla porta della medina, spesso cibo mediocre a prezzo gonfiato. E i finti guide che offrono di accompagnarvi per una "mancia": dicono di portarvi in posti segreti, ma vi portano solo da negozi di tappeti. La delusione più grossa è stata la persistente pressione dei venditori e dei ragazzini che vi seguono per strada. Dopo due giorni si diventa immuni, ma all'inizio logora. Un consiglio specifico: portatevi una power bank e una mappa offline, perché nei vicoli il GPS impazzisce e le batterie si scaricano velocemente. E non fidatevi dei cartelli gialli: spesso indicano direzioni sbagliate per farvi passare da certi negozi. Meglio chiedere a un negoziante locale con un sorriso e poche parole di francese.

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Ci sono stato: la cucina di strada è sopravvalutata e spesso poco igienica.