Georgia: il Caucaso è la nuova frontiera del trekking?
Sì, il Caucaso georgiano sta diventando la nuova frontiera del trekking, ma con qualche riserva che merita di essere raccontata. Ho passato gli ultimi mesi a pianificare un viaggio per la prossima estate, e dopo aver letto decine di report e parlato con chi c'è stato, la risposta è chiara: è una meta che offre sentieri straordinari, ancora poco battuti rispetto alle Dolomiti o alla Patagonia, ma con un'organizzazione ancora acerba.
Il budget è medio-basso. Una settimana di trekking con pernottamenti in guesthouse e pasti locali costa sui 50-70 euro al giorno a persona, voli esclusi. Da Bologna, ad esempio, ci sono voli low cost per Tbilisi con scalo, intorno ai 150 euro andata e ritorno se si prenota con anticipo. Una volta in Georgia, il modo migliore per muoversi è il marshrutka, i minibus collettivi: economici (pochi euro per tratte di 3-4 ore) ma scomodi e con orari elastici. Noleggiare un'auto 4x4 è l'alternativa più comoda, ma costa almeno 50 euro al giorno, e le strade di montagna non sono per tutti.
Per visitare i trekking principali – Svaneti, Tusheti, Kazbegi – servono almeno 10-12 giorni. In meno tempo si riesce a fare solo un assaggio, magari concentrandosi sul Mestia-Ushguli, che è il percorso più famoso. Il periodo ideale è da giugno a settembre; a maggio, come ora, la neve è ancora alta sopra i 2500 metri, quindi meglio aspettare.
Un aspetto negativo? La gestione dei rifiuti. In alcune aree remote ho letto di accumuli di plastica ai bivacchi, una delusione per chi cerca natura incontaminata. Inoltre, la segnaletica è spesso assente: ci si affida a tracce GPS o a guide locali, che però vanno prenotate con mesi di anticipo.
Un consiglio che non trovi sulle guide: porta con te un filtro per l'acqua portatile. I torrenti sono puliti, ma nei rifugi non sempre l'acqua è potabile e comprare bottiglie di plastica in montagna è difficile e costoso. Un piccolo investimento che ti salva da peso e sprechi.