Pantelleria: dammusi, terme e giardini di pomice
Pantelleria: dammusi, terme e giardini di pomice. È un posto che divide, e dopo aver messo insieme un piano per maggio 2026 posso dire che la realtà è molto diversa da quello che raccontano le brochure patinate.
Budget: diciamo medio-alto. Pantelleria non è economica, specie se si vuole dormire in un dammuso con piscina termale privata. Ma si può risparmiare prendendo un dammuso semplice o un B&B in paese, e mangiando focacce e pane cunzato invece che al ristorante ogni sera. Il volo da Bologna è gestibile in bassa stagione, ma a maggio i prezzi iniziano a salire.
Arrivare: da Bologna non ci sono voli diretti, si scalo a Palermo o Trapani, poi aereo per Pantelleria oppure traghetto da Trapani (ma ci vogliono ore). Una volta sull'isola ti serve un’auto a noleggio, obbligatoria. Non ci sono mezzi pubblici decenti, e a piedi muori. Noleggiare sulla terraferma costa meno, ma bisogna organizzarsi.
Tempo: minimo tre giorni pieni, meglio quattro. Per vedere i giardini di pomice, fare un giro delle terme naturali (come le Sfingi o la Favara) e visitare qualche dammuso storico tipo l’Abris, ci vuole calma. Non è un’isola da corsa.
Aspetto negativo: il vento. A maggio soffia quasi sempre, e certe raffiche rendono spiacevole stare in spiaggia o fare il bagno alle terme (l’acqua è calda, ma fuori dall’acqua si gela). Un’altra delusione: molti dammusi pubblicizzati come “autentici” sono ristrutturati con materiali moderni e perdono il carattere originale. Inoltre, i prezzi per entrare nei giardini di pomice (tipo Montagna Grande o il giardino di Donnafugata) non sono bassi, e a volte la visita guidata è obbligatoria.
Consiglio che non trovi sulle guide: non perdere tempo a cercare i “bagni di fango” segnalati su Google Maps. Sono quasi tutti privati o chiusi. Invece, all’alba vai alle Terme dell’Acqua Calda (verso il porto di Scauri), ma arriva prima delle 8, quando non c’è nessuno. L’acqua esce a 40 gradi direttamente dalla roccia, e il contrasto con l’aria fresca è pazzesco. Porta un telo e ciabatte da scoglio, perché il fondo è sassoso. Ah, e non fidarti dei cartelli turistici: certe stradine per i “giardini di pomice” finiscono in proprietà private. Meglio chiedere ai locali nei bar del paese.