Kotor: il fiordo dei Balcani tra storia e risparmio
Sì, Kotor merita il soprannome di fiordo dei Balcani per la conformazione delle sue montagne che si tuffano nell’acqua, ma il paragone con quelli norvegesi regge solo dal punto di vista scenico, non per i prezzi. Qui si spende molto meno, e con un budget medio (tra i 50 e i 70 euro al giorno a persona per vitto, alloggio e qualche biglietto) si vive senza rinunce. Se si cerca il risparmio estremo, con 30-40 euro al giorno si può fare, ma bisogna stare attenti a certi ostelli in alta stagione.
Per arrivare da Firenze, la soluzione più pratica è volare su Dubrovnik, poi prendere un bus diretto per Kotor che costa circa 15-20 euro e impiega due ore e mezza, passando per il confine di Debeli Brijeg. In alternativa, si può atterrare a Tivat, che ha un aeroporto piccolo servito da voli low cost solo in certi periodi, ma da lì un taxi fino al centro costa una ventina di euro. Muoversi a Kotor è semplice: il centro storico è pedonale, minuscolo e si gira in un’ora. Per le spiagge vicine o Perast, i bus locali partono ogni mezz’ora dalla stazione fuori le mura, e un biglietto costa 1-2 euro.
Per visitare Kotor in modo completo servono due giorni pieni, tre se si vuole fare un’escursione al parco nazionale del Lovćen o prendere il traghetto per le isole di Nostra Signora dello Scarpello e San Giorgio. Il primo giorno lo dedicherei alle mura e alla fortezza di San Giovanni, con la salita di 1350 gradini che regala una vista mozzafiato, ma che da metà mattina diventa un calvario per il sole e la folla. La delusione più grande, infatti, è proprio l’affollamento: da maggio a ottobre, quando arrivano le navi da crociera, il lungomare e la piazza principale sembrano un mercato rionale, con code per i ristoranti e selfie a ogni angolo. Inoltre, molte botteghe vendono souvenir industriali a prezzi gonfiati, e la cucina locale, se non si cerca bene, si riduce a pizza e hamburger.
Un consiglio che non troverete nelle guide è di entrare nella cattedrale di San Trifone non per la facciata, ma per il tesoro: un piccolo museo con reliquie e paramenti sacri che costa 3 euro e quasi nessuno visita. Poi, invece di mangiare nei locali sulla piazza principale, cercate ‘Konoba Catovica Mlini’ fuori le mura, a Dobrota: si arriva con una passeggiata di venti minuti lungo la costa, si mangia pesce fresco a prezzi onesti e si sta all’ombra di un antico mulino. Un altro trucco è noleggiare una bici a pedalata assistita per mezza giornata e percorrere la strada panoramica per Perast: costa circa 20 euro, evita la noia degli autobus e regala soste spontanee per foto senza turisti.
Il periodo migliore per venire è proprio questo, fine maggio, quando le giornate sono lunghe, le temperature sui 22-25 gradi e i prezzi ancora non esplosi. A giugno il caos diventa fastidioso, a luglio e agosto insopportabile. Il vero problema di Kotor, oltre al sovraffollamento, è la scarsità di parcheggi: se arrivate in auto, preparatevi a lasciarla in un parcheggio a pagamento fuori le mura per 10-15 euro al giorno, e non troverete posto dopo le nove del mattino. Però, nonostante tutto, quando si sale sulla fortezza all’alba e si vede la baia illuminata dal sole che sale dalle montagne, si capisce perché vale la pena sopportare la calca.