Peloponneso: tra antiche rovine e spiagge incontaminate
Secondo me il Peloponneso è esattamente come lo descrivono: una regione che mescola rovine antiche e coste poco affollate, ma non è tutto oro quel che luccica. Io ci sono stato a metà maggio e ho trovato un equilibrio discreto tra visitatori e solitudine, anche se giugno è già più caotico.
Il budget è medio: volo per Atene con una low cost, circa 150 euro andata e ritorno da Napoli se si prenota per tempo, poi traghetto per Patrasso (altri 40 euro a tratta). Una volta lì, l’auto a noleggio è quasi obbligatoria – ho speso 200 euro per una settimana, ma la benzina costa come da noi. Aggiungi 60-70 euro al giorno per un alloggio semplice in agriturismo e pasti frugali in taverna (moussaka e insalata greca bastano). Se si vuole dormire in hotel carino sul mare si sale a 100. Non è una meta carissima, ma nemmeno da zaino in spalla.
Come muoversi: meglio l’auto. I bus collegano le città principali (Corinto, Tripoli, Kalamata) ma per raggiungere siti come Messene o il castello di Methoni bisogna arrangiarsi. Le strade sono decenti solo sulle statali, poi diventano strette e piene di buche, specialmente nel Mani. Ci vuole almeno una decina di giorni per un giro decente: 3 per Micene, Epidauro e Nauplia, 2 per Olimpia, 2 per Sparta e Mistrà, 2 per il Mani, 1 per Monemvasia. Ho avuto la sensazione che molti corrano per vedere tutto e si perdano l’atmosfera.
Un aspetto negativo l’ho trovato nella gestione dei siti archeologici: a Micene l’ingresso costa 12 euro e il sito è piccolo, pieno di gruppi scolastici rumorosi. Troppa ressa e poca valorizzazione, sembra un parco a tema. A Epidauro invece si sta bene, l’acustica del teatro è ipnotica. Altra delusione: le spiagge nel Peloponneso non sono tutte da cartolina, molte sono ghiaia e l’acqua diventa profonda subito. Quelle della Costa Smeralda in Sardegna sono meglio, ma qui si ha il fascino della solitudine.
Un consiglio specifico che non si trova sulle guide: visitare il castello di Methoni al tramonto, ma non fermarsi solo al castello. Si prosegue per il piccolo borgo di Finikounda, si mangia zucca fritta e tzatziki in una taverna sulla spiaggia a ridosso della laguna. Lì i prezzi sono più bassi e i turisti scarseggiano. Secondo me è il vero Peloponneso: rovine che si intrecciano alla vita quotidiana, senza la messinscena dei grandi siti. Se si ha tempo, vale la pena perdersi nel Mani interiore, tra torri abbandonate e ulivi secolari, ma portare acqua e pazienza per le strade dissestate.