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Yogyakarta: templi, arte e la sfida del turismo di massa

Il problema di Yogyakarta non è la bellezza dei templi, ma la massa di turisti che li prende d'assalto. Chi pianifica un viaggio per questa estate deve sapere che la città vive di arte e tradizione, ma il turismo di massa sta trasformando l'esperienza in una questione di file e orari. Il budget è medio: si spende poco per vitto e alloggi in guesthouse, ma i biglietti per Borobudur e Prambanan sono cari, specialmente per il sunrise. Per arrivare si prende un volo da Jakarta o Surabaya, oppure il treno notturno economico. Spostarsi con Grab è comodo, ma noleggiare uno scooter dà accesso ai templi minori più autentici. Per visitare con calma il principale e fare qualche escursione servono almeno cinque giorni. La delusione più grande è stata Borobudur all'alba: file interminabili, gente accalcata per scattare selfie, atmosfera da parco divertimenti. Molto meglio andarci nel tardo pomeriggio quando la folla diminuisce. Un consiglio che non si trova sulle guide: dopo Prambanan, fermarsi al tempio di Sewu, a pochi passi ma dimenticato da tutti. È quasi deserto e altrettanto suggestivo.

5 Commenti

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A me le code non hanno rovinato nulla, basta organizzarsi.

LU
luxtrip92

Organizzarsi non elimina la volgarità delle folle, purtroppo.

Organizzarsi non cancella la folla all'alba. Ci sono stato e l'atmosfera sembrava più un luna park che un tempio millenario.

NO
nomadico_82

Sbagli, la folla all'alba è segno che il tempio è ancora sacro alla gente, non ai turisti.

Hai perfettamente ragione, ormai quei posti sono solo set fotografici per turisti senza rispetto. A Bari, da anni, evitiamo certi "tesori" diventati parchi a tema.