Vietnam: Hoi An, lanterne e antiche botteghe
Hoi An è davvero la città delle lanterne e delle antiche botteghe, ma il fascino va molto oltre le foto patinate che si vedono in giro. La Old Town, patrimonio UNESCO, vive di un equilibrio tra artigianato, architettura coloniale e una certa atmosfera sospesa nel tempo, anche se ormai il turismo ne ha cambiato il volto. Per visitarla con calma servono almeno due giorni pieni, tre se si vuole includere una gita in bicicletta nelle campagne o una mezza giornata a My Son.
Il periodo migliore è da febbraio a maggio, quando il clima è secco e le temperature non sono ancora afose. Tra giugno e agosto, come adesso, il caldo è intenso e l'umidità sale, ma si può sopravvivere con pause frequenti all'ombra. Eviterei assolutamente novembre e dicembre, quando le piogge torrenziali allagano le strade e le lanterne restano spente per giorni.
Arrivare è semplice: l'aeroporto più vicino è Da Nang, a circa 40 minuti di taxi o shuttle. I voli da Hanoi o Ho Chi Minh City costano tra 40 e 70 euro, a seconda della compagnia. Da Da Nang si può anche prendere un treno locale fino alla stazione di Da Nang e poi un autobus per Hoi An, ma il servizio è scomodo e poco affidabile; meglio il taxi privato o il transfer condiviso (circa 10-15 euro a persona). In città ci si muove quasi esclusivamente a piedi nel centro storico, ma per gli spostamenti fuori porta noleggiare una bicicletta (1-2 euro al giorno) o un motorino (5-7 euro) è la scelta migliore.
Il budget per una visita di tre giorni si aggira sui 350-500 euro a persona, volo escluso, considerando alloggio in guesthouse di fascia media, pasti in ristoranti locali, qualche acquisto e le attività principali. Chi cerca il risparmio può stare sui 200-250 euro, mentre per un soggiorno in resort di charme e cene curate si superano facilmente gli 800 euro. I prezzi in città sono più alti che nel resto del Vietnam, ma ancora contenuti rispetto agli standard europei.
Cosa non perdere: una passeggiata al tramonto sul ponte coperto giapponese, il mercato notturno di lanterne lungo il fiume (anche se affollatissimo), e una visita a una delle botteghe di seta per vedere da vicino il lavoro dei tessitori. Raccomando di prendere parte a un corso di cucina con uscita al mercato mattutino: ci sono scuole serissime, come la Red Bridge o la Hoi An Eco Cooking. Un'altra esperienza unica è una gita in barca a remi nel canale alla periferia est, molto meno turistico di quello del centro.
Cosa evitare: i ristoranti con menu in inglese esposto con foto e camerieri che invitano a entrare. Spesso servono cibo riscaldato e porzioni microscopiche a prezzi gonfiati. Meglio allontanarsi di due isolati dalla zona del mercato e scegliere locali con pochi posti a sedere e gestiti da famiglie. Un'altra trappola è il noleggio di barche a remi per il giro dei canali: il costo standard è 150.000 dong (circa 6 euro) per 30 minuti, ma molti chiedono il doppio ai turisti. Conviene contrattare con calma e pagare solo alla fine.
Un aspetto che molti non raccontano è la delusione per l'autenticità delle lanterne. Quelle che si vedono appese ovunque sono quasi tutte prodotte in serie in Cina o in fabbriche locali, e la tradizione artigianale sta scomparendo. Per vedere vere lanterne fatte a mano bisogna cercare il laboratorio di Phan Thi Sau, in una stradina laterale vicino a via Le Loi, dove una signora anziana lavora ancora con carta di riso e bambù. Un consiglio specifico che non troverete sulle guide: la mattina presto, verso le 6, il ponte coperto è quasi deserto e la luce è perfetta per assaporare la