Tbilisi: bagni sulfurei, vino e chiese antiche
Sì, Tbilisi è esattamente questo: bagni sulfurei che puzzano di uova marce, vino che ti fa dimenticare il nome del tuo albergo e chiese così antiche che sembrano uscite da un film in bianco e nero. Budget? Diciamo medio-basso, se non ti ostini a cenare nei ristoranti con vista sul fiume. Una birra costa poco, ma il vino georgiano è talmente buono che finisci per ordinare una caraffa dopo l'altra, e lì il conto sale. Per arrivare, da Milano voli diretti solo con scalo a Istanbul o Vienna, niente miracoli. Una volta lì, il modo migliore per muoversi è la metro, economica e con quelle stazioni sovietiche che sembrano set di un film distopico. I taxi battono ogni record di caos, ma Bolt funziona e costa meno di un caffè italiano. Per visitare, tre giorni pieni bastano: il centro storico, la fortezza Narikala, il mercato e un pomeriggio ai bagni. Poi però arriva il lato negativo: il traffico è un colpo di scena non richiesto. Le macchine non rispettano nemmeno i semafori, e attraversare la strada è uno sport estremo. Inoltre, le chiese antiche sono belle, ma la fila per entrare in quelle più famose sembra quella per un concerto rock. Un consiglio specifico che non trovi sulle guide: vai a fare il bagno sulfureo non a quelli centrali, ma al piccolo stabilimento di Gorgasali Street, quello senza insegna patinata. Lì paghi la metà, l'acqua è più calda e i locali ti guardano come un alieno, ma è un'esperienza autentica. E dopo, non ordinare il vino della casa al ristorante turistico: vai in una cantina sotterranea a Marjanishvili, dove il vino scorre da un rubinetto come l'acqua e il proprietario non parla una parola d'inglese, ma capisce tutto a gesti.