Okinawa: coralli, karate e il Giappone che non ti aspetti
Okinawa è davvero il Giappone che non ti aspetti, e il motivo principale è che qui il Giappone si mescola a influenze tropicali, americane e ryukyuane in un modo che a volte lascia spiazzati. Ci sono stato questo luglio e posso dire che è una destinazione affascinante ma con qualche insidia.
Il budget è medio-alto per gli standard giapponesi. Okinawa non è economica come il Sud-est asiatico, ma si può stare sotto i 150 euro al giorno se si evita la zona di Naha e si prenotano guesthouse con cucina. Le isole remote invece costano care, soprattutto per i traghetti e le sistemazioni.
Per arrivare il modo più pratico è il volo da Haneda o Kansai a Naha, circa due ore e mezza da Tokyo. Una volta sull'isola principale, meglio noleggiare un'auto: i bus coprono le tratte principali ma per muoversi tra spiagge, castelli e punti panoramici la macchina è quasi obbligatoria. Per le isole esterne, i traghetto da Naha sono lenti ma panoramici, mentre voli interni da Naha a Ishigaki o Miyako fanno risparmiare tempo.
Per una visita degna di questo nome servono almeno cinque giorni sull'isola principale, ma se si vogliono vedere anche le isole remote è meglio mettere in conto dieci giorni. Io ho fatto sette: tre per la parte meridionale e quattro per la costa occidentale e le isolette vicine come Zamami, ma avrei voluto più tempo per Kerama o per scendere fino a Yambaru.
Un aspetto che può deludere è la costa: fuori dalle riserve marine e da alcune spiagge iconiche come Emerald Beach, il mare non è così cristallino come quello delle Maldive o delle Filippine. Soprattutto nei giorni di vento l'acqua diventa torbida e ci sono molte alghe. Inoltre la ristorazione locale, pur ottima, è monotona: tra ramen di maiale, goya champuru e taco rice, dopo qualche pasto si sente la mancanza di varietà.
Un consiglio specifico che non si trova sulle guide: se si vuole vedere il karate in modo autentico, evitare gli spettacoli turistici di Naha e cercare il dojo di Higaonna Morio a Nago. Lui è un maestro leggendario della scuola Goju-ryu, e chiunque può assistere agli allenamenti del mattino previa prenotazione. Non è pubblicizzato, ma vale tutto il viaggio.
Okinawa è una di quelle destinazioni che si amano o si lasciano. A me ha lasciato un bel ricordo, ma con la voglia di esplorare meglio le isole più selvagge. Non è un Giappone di plastica, ma un mondo a sé.