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Isole Faroe: il paesaggio che le guide turistiche censurano

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Le guide turistiche censurano le Isole Faroe perché mostrano solo scorci patinati con cascate perfette e prati verdi, ma la realtà è fatta di nebbia improvvisa, vento tagliente e sentieri che sembrano percorsi da capre. Sono appena tornato da una settimana passata lì, ad agosto 2026, e voglio raccontare quello che nessuno mette nei depliant. L'itinerario è stato organizzato in giorni, volo da Copenhagen con Atlantic Airways, circa 350 euro a tratta, ma se non prenoti con mesi di anticipo il budget vola. Per spostarsi l'unica opzione sensata è il noleggio auto, sui 80 euro al giorno per una 4x4 obbligatoria su certe strade sterrate. Considera un budget complessivo alto: tra voli, auto, alloggi (almeno 150 euro a notte per una camera decente) e cibo carissimo, si arriva facilmente a 2000 euro a testa per una settimana.

Giorno 1: arrivo a Vágar, ritiro auto e subito forte delusione: il famoso lago Sørvágur visto dal sentiero di Trælanípa non è così spettacolare come nelle foto, troppi turisti e un sentiero fangoso. Per evitare la folla, meglio andare la mattina prestissimo. Per il primo pernottamento mi sono fermato a Vestmanna, in un guesthouse senza fronzoli.

Giorno 2: escursione al villaggio di Gásadalur, dove la cascata Bøsdalafossur finisce in mare. Sembra un cartolina ma il vento è tale che l’acqua risale a schizzi in faccia. Da qui ho percorso il sentiero fino a Mykines, ma il traghetto era cancellato per onde alte – aspetto negativo frequente. Meglio avere un piano B, tipo visitare le scogliere di Vestmanna con il tour in barca che costa 50 euro ma vale la pena se il mare è calmo.

Giorno 3: verso Tórshavn, la capitale. Le case con tetto d’erba sono pittoresche, ma dopo due ore hai visto tutto. Il vero consiglio che non trovi sulle guide è di saltare il centro commerciale e andare al ristorante Koks, stellato ma prenotato mesi prima; in alternativa l’osteria Barbara Fish & Chips ha un fish & chips da paura a metà prezzo. Muoversi in auto è lento: le strade sono a due corsie e spesso bloccate da pecore.

Giorno 4: giornata dedicata all’isola di Kalsoy, raggiungibile con traghetto da Klaksvík. Il tunnel monodirezionale per arrivare al faro di Kallur è stretto e buio, ma il panorama finale ripaga. Non aspettarti morbide distese: è roccia nuda e uccelli marini in picchiata. Un aspetto negativo? I sentieri sono segnati male, meglio avere una mappa offline.

Giorno 5: rientro, ma con la sensazione che le Isole Faroe siano un posto che o si ama per la sua crudezza o si odia per il meteo. Tempo necessario: minimo 5 giorni, ma 7 sono ideali. Se vuoi evitare la folla, vai a fine maggio o inizio settembre, non ad agosto. Il budget è alto, ma se accetti di dormire in ostelli e cucinare, scende a medio. Il mio consiglio specifico: porta delle fascette stringicavi per riparare all’istante i pannelli impermeabili strappati dal vento – le guide non te lo diranno mai.

1 Commento

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LU
luxtrip92

Ci sono stato e 2000 euro per una settimana mi sembra il minimo per un viaggio degno.