Perù: Lima è brutta? Sbagliato, è la città più vera
Sbagliato, Lima non è brutta: è la città più vera del Perù, forse di tutto il Sudamerica. Chi arriva con l'aspettativa di architettura coloniale immacolata o spiagge da cartolina prende un granchio gigante. Lima è caos, gas di scarico, facciate scrostate e una vitalità che Cusco, con tutto il suo fascino turistico, non ha. Il centro storico è un disastro di cavi volanti e palazzi che cadono a pezzi, ma camminarci significa annusare la storia vera, non quella imbalsamata. Il lungomare di Miraflores è l'unica zona patinata, con erba sintetica e gente che fa jogging, ma pure lì si capisce come vive la classe media locale. Per budget, Lima è economica per uno standard europeo: un piatto di cibo di strada costa tre sol, una cena in un posto decente dieci, e un alloggio in zona Barranco si trova a trenta euro a notte. Arrivare è semplice: volo internazionale su Callao, un aeroporto che sembra un cantiere permanente, meglio prenotare un transfer privato per evitare la giungla dei taxisti. Muoversi in città? Uber funziona, la metropolitana è una linea sola e non copre tutto, i minibus sono un'odissea per stomaci forti. Per visitare servono almeno tre giorni pieni: uno per il centro, uno per Barranco e Miraflores, uno per i siti archeologici come Huaca Pucllana incastonati tra i condomini. Il lato negativo esiste: il traffico è infernale e la nebbia umida di agosto (estate per noi, inverno australe là) non molla mai, molti restano delusi e scappano verso le Ande dopo ventiquattr'ore. Ma il consiglio che non trovi su nessuna guida: infilarsi al Mercado de Surquillo, banco del signor Mario, e ordinare un ceviche de cor