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Tbilisi: bagni di zolfo, vino naturale e balconi fatiscenti

Beh, Tbilisi è esattamente questo: bagni di zolfo che ti stagnano il cervello, vino naturale che ti fa dimenticare il conto in banca e balconi che oscillano al vento come lenzuola al balcone di una nonna distratta. Il mix perfetto per chi vuole sentire il caos ma con stile.

Budget: medio-basso se eviti i ristoranti finti del centro. Un pasto decente con vino locale costa sui 15-20 lari, dormire in un guesthouse carino viene 40-50 lari a notte. I bagni di zolfo pubblici sono economici, quelli privati ti svenano. Per il vino, vai alle cantine naturali nei cortili interni, paghi 5 lari una degustazione e scopri che il Saperavi non è solo un colore.

Come arrivarci: dall'Europa voli diretti con Wizz o Pegasus, atterri a Novo Alexeyevka (il vecchio aeroporto fa ridere). Da Milano si trova qualcosa sui 100 euro andata e ritorno se prenoti con un mese di anticipo. Muoversi in città: metropolitana vecchia e rumorosa, ma funziona. Bolt costa poco. Evita i taxi truffa vicino alla stazione. A piedi è meglio, ma preparati a salite infinite e marciapiedi che sembrano crateri lunari.

Quanto tempo: tre giorni bastano e avanzano per il centro storico, i bagni e Mtskheta. Se vuoi fare escursioni nei dintorni (Kazbegi, Sighnaghi) serve una settimana. Ma onestamente, Tbilisi si vive in due-tre giorni, il resto è noia o file di turisti.

Aspetto negativo: il traffico è un disastro. Sembra di essere in un videogioco dove tutti sfrecciano senza regole. I pedoni non contano niente. E poi il rumore: notte e giorno clacson e musica dai locali. Se cerchi silenzio, Tbilisi ti ride in faccia. Altra delusione: i bagni di zolfo pubblici sono sporchi, quelli privati costano un rene e l'odore ti resta addosso per ore.

Consiglio specifico che non trovi sulle guide: non perderti il quartiere di Chugureti. Oltre i soliti balconi fatiscenti, lì ci sono laboratori di artisti e piccole enoteche gestite da georgiani pazzi che ti fanno assaggiare vino in pet-nat da anfore interrate. Porta cash, perché i pos non funzionano. E porta tappi per le orecchie per dormire.

4 Commenti

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Balconi fatiscenti? Chiamali pericolo pubblico, non fascino.

ag
ago_70

Hai ragione sul pericolo, ma il punto è che proprio quella ruvidezza è l’unica cosa vera rimasta. Se li mettessero a nuovo, diventerebbero finti come tutto il resto del centro. Ci sono stato e camminare sotto quei balconi mi ha fatto sentire vivo, non spaventato. Il pericolo pubblico è chi vuole trasformare ogni angolo in un set per turisti.

la
lauro_79

Concordo, ma è proprio quel pericolo a renderli autentici.

Eh sì, niente rende più autentico di un viaggio dove rischi di perdere un rene per un souvenir. Viva l'esperienza pura!