Umbria: tartufi, boschi e foliage tra borghi medievali
L'Umbria in autunno è esattamente questo: tartufi, boschi che si accendono di rosso e borghi medievali sospesi nel tempo. Ho programmato un viaggio per metà ottobre, quando il foliage dovrebbe essere al picco e il tartufo bianco di Norcia inizia a fare capolino. Il periodo migliore resta ottobre, ma le seconde e terze settimane sono le più gettonate. Meglio prenotare con largo anticipo, perché gli agriturismi hanno poche stanze.
Per arrivare, il modo più comodo è atterrare a Roma o Firenze e poi noleggiare un'auto. I treni regionali collegano Perugia e Foligno, ma per i borghi più piccoli (Sellano, Trevi, Montefalco) senza macchina si resta bloccati. La macchina è indispensabile, anche se la viabilità interna è un incubo: strade strette e curve lente. Calcolare tempi di percorrenza quasi doppi rispetto a Google Maps.
Come budget, lo definirei medio. Un agriturismo semplice costa sui 60-70 euro a notte a persona, ma il tartufo al ristorante alza il conto. Una cena con primo al tartufo e un secondo semplice supera facilmente i 40 euro. Si può tagliare spendendo ai mercati locali e comprando tartufi sfusi, che spesso costano la metà dei ristoranti. Per visitare la zona servono minimo 5 giorni, io ne dedicherei 7 per girare con calma.
Cosa non perdere? Norcia, non tanto per il centro quanto per i boschi intorno. Il monte Subasio sopra Assisi offre sentieri incredibili. La cascata delle Marmore merita la visita, anche se il gettito d'acqua è regolato artificialmente. Tra i borghi, il centro di Assisi è troppo caotico per i miei gusti: meglio Spello con il suo centro fiorito, oppure la rocca di Spoleto.
Aspetto negativo: la delusione più grande per me è stata scoprire quanto tartufo importato dall'estero finisca nei piatti dei ristoranti del centro di Assisi. Spesso si paga un piatto di pasta al tartufo nero che non è nemmeno umbro. Un consiglio fuori dagli schemi: la domenica mattina a Gubbio c'è un mercato contadino all'aperto. Lì si compra il tartufo direttamente dal produttore locale, a un prezzo onesto. Dopo l'acquisto, si può chiedere al contadino di pulirlo e affettarlo sul posto. Si risparmia un sacco e il sapore è un altro mondo.