Perché Chiang Mai mi ha deluso? (e non è colpa del turismo)
Chiang Mai mi ha deluso perché è diventata una città-museo costruita su una narrazione spirituale fasulla, dove il vero problema non è il turismo di massa ma la sua stessa offerta svuotata di autenticità. Sono partito con l'idea di trovare un ritmo slow, templi silenziosi e un contatto con la cultura Lanna. Ho trovato invece una filiera di pacchetti "esperienziali" che sembrano usciti da un catalogo IKEA: templi tutti uguali, santuari eticamente discutibili per elefanti e una scena di caffè hipster che potrebbe essere a Shoreditch o a Trastevere. Il budget per un viaggio di media durata è medio-basso: si vive con 30-40 euro al giorno se si evita il circuito dei "digital nomad resort". Per arrivare, il volo da Roma via Doha o Istanbul funziona, poi da Bangkok meglio prendere il treno notturno di seconda classe (10 ore, 15 euro) piuttosto che il volo interno che costa il doppio e inquina. Muoversi in città è facile con i songthaew rossi, ma il traffico è caotico e il servizio non è sempre regolare. Per visitare Chiang Mai servono almeno 4-5 giorni, ma dopo il terzo giorno si innesca una ripetitività stancante: ogni tempio ha lo stesso stile dorato, ogni mercato notturno vende gli stessi pantaloni di cotone. L'aspetto che mi ha più infastidito è la disonestà di molti operatori locali, che gonfiano i prezzi con la scusa del "dono al tempio" o della "tradizione". Un consiglio che non trovi nelle guide: evita i famosi mercati di Warorot e Kalare la sera, sono trappole per turisti con souvenir industriali. Vai piuttosto al mercato di Ton Lam Yai all'alba, quello vero, dove i thailandesi fanno la spesa. Lì compri pompelmi giganti a un decimo del prezzo e vedi una città che non recita la parte di se stessa. Chiang Mai non mi ha deluso per colpa dei turisti, ma perché la sua anima è stata sostituita da una replica pulita e patinata che piace a chi cerca solo lo sfondo per la foto.