Yogyakarta: il cuore culturale di Giava
Yogyakarta è il cuore culturale di Giava, ma non per i motivi che raccontano le guide patinate. Il budget è medio, non illudetevi: se si vuole stare in un guesthouse decente e mangiare street food si spende sui 300-400mila rupie al giorno, ma i biglietti per i templi e i trasporti privati se si è da soli lievitano tutto. Per arrivare, da Bari si passa per Giacarta o Kuala Lumpur, poi AirAsia o Garuda fanno voli interni da Soekarno-Hatta diretti. Una volta lì, i taxi online tipo Gojek funzionano, ma i becak sono una fregatura: chiedono il triplo e poi fanno storie.
Per visitare servono almeno tre giorni interi, ma il quarto giorno diventa noioso. Il Kraton è un labirinto di stanze vuote, e Borobudur è bellissimo ma la folla alle sei del mattino è da incubo. La delusione grossa è l'inquinamento: il traffico di motorini ti soffoca e il Malioboro è diventato un mercatino turistico senza anima, tutta plastica cinese con scritte batik.
Un consiglio che non trovi nei blog: salta il tour organizzato di Prambanan e compra il biglietto combinato con Borobudur, ma vai a Prambanan al tramonto, non all'alba. La luce arancione sulle pietre è molto più fotogenica del sole accecante, e i turisti sono già scappati. Altra cosa: se qualcuno dice che Yogyakarta è autentica, mente. È una città pensata per i turisti, ma nelle stradine dietro il Kraton ci sono ancora angoli vivi, con bambini che giocano a calcio in mezzo ai canali a cielo aperto. Lì non arriva nessuna guida.